Viaggi

Questo non è viaggiare

dom 5 gennaio 2014 – Questo non è viaggiare

Supero il confine con la Slovenia, di questo passo potrei arrivare a casa per le tre di notte. Tanto, se l’acqua non mi molla, non farei altro che guidare e guidare, allora che senso avrebbe stare in sella tutta notte o starci anche domani, non potendomi fermare a veder nulla? I pensieri affollano la mia mente, susseguendosi uno dietro l’altro come i chilometri che percorro. Ne mancano ancora 600 fino a casa, in un attimo la sensazione di stanchezza si fa più acuta e il mio corpo segue istintivamente due segnali. […]
Il secondo è un segnale vero e proprio, l’uscita per la città di Maribor, che imbocco senza nemmeno pensare. Semaforo rosso, per il centro andare a destra. C’è un’enorme pozzanghera nel prato al mio lato, le gocce di pioggia ci si schiantano dentro formando
centinaia di piccoli crateri ogni secondo che passa. Non c’è paragone con le migliaia di particelle liquide che hanno picchiettato ininterrottamente la superficie del casco,
che indosso in testa da non so più quante ore, ma lì dentro si sta scatenando il caos, potrebbe mancare molto poco e andrei fuori controllo. Verde. Vado a destra, trovo subito un hotel. Svolto nello spiazzo, scendo dalla moto e mi avvicino all’ingresso, camminando come un automa. Il sensore della porta automatica fa “click” ma non succede nulla. Non faccio in tempo ad inquadrare il sensore illuminato di rosso che dentro avviene qualcosa, e la porta si divide in due vetrate, che simmetricamente scorrono una dalla parte opposta all’altra, aprendo un varco al centro. Il portiere notturno mi guarda incredulo, allo stesso
modo in cui i seleniti devono aver visto in faccia l’essere umano che li spazzò via dal loro pianeta per importare anche lì la democrazia nel lontano ’69.
La stanza costa 50 €. Non so nemmeno se sia singola, doppia, tripla o in frazione, sono troppo stanco per discutere, ancor più per rimettermi in sella a cercare un’alternativa.
Il portiere mi fa strada fino al locale seminterrato dove posso parcheggiare la moto, al riparo dalla pioggia. Entro in camera solo con la borsa da serbatoio ed incrocio
un tizio strano, che mi guarda dallo specchio: indosso casco, tuta e antipioggia gialla talmente a lungo da non sentirli più addosso. Nelle mani spiccano le vene gonfie, in viso le occhiaie. Prima di rilassarmi troppo vorrei dare un’occhiata alla mappa per capire un po’ che strada fare domani, la stanchezza però ha la meglio su di me. Mi stendo nel letto, restando lì come privo di sensi e di pensieri.

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