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La serenità in un cartello

ven 27 dicembre 2013 – La serenità in un cartello

Raggiunta la moto decido di ripartire, non passerò la notte a Kiev. Riesco ad uscire dalla città velocemente nonostante il traffico sia piuttosto intenso, almeno c’è ancora un po’ di luce naturale. Chiedere indicazioni si fa ora più complesso, mica posso chiedere “scusi, per la Russia?” così guardo sulla mappa i nomi delle grosse città che incrocerò verso il confine e cerco di identificarli sui cartelli. Si rivela più semplice seguire le strade in base al loro numero identificativo. L’asfalto è decente e l’unico svincolo importante è ben illuminato, così come la stazione di polizia stradale dove vengo fermato quando è già buio da un pezzo. Il poliziotto non mi chiede nemmeno i documenti, ma esclama qualcosa, incredulo, senza che io possa capire nulla, se non dai gesti. Credo possa avere una mezza idea di dove sto andando, vista la mia direzione. Sfrega ripetutamente un piede per terra, quasi a chiedermi se non abbia paura del ghiaccio. Forse dovrei averne, visto che la temperatura si avvicina agli zero gradi e la giornata è stata molto umida, ma sinceramente non è tra le mie preoccupazioni principali. Mi lascia ripartire e, superato l’incrocio, vedo un cartello che infonde in me uno strano senso di serenità, come a darmi conferma che ce la sto facendo: indica che mancano 800 chilometri a Mosca

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